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"a cosa servivano ad Antonio le sue profonde trincee, la vigilanza delle sentinelle e i fili tesi attraverso il fiume quando è possibile comunicare all’esterno attraverso la via del cielo?" Plinio il Vecchio - 43 a.C. Una delle prime testimonianze scritte riguardo l’utilizzo dei piccioni in qualità di messaggeri militari è di Plinio il Vecchio nella sua “Storia Naturale” (Naturalis Historia), dove ci racconta come nel 43 a. C., quando Modena era accerchiata dalle legioni di Antonio, Decimo Bruto, difensore della città, fece pervenire al campo dei Consoli alcune lettere assicurate alle zampe dei piccioni con fili di seta. Plinio conclude: “a cosa servivano ad Antonio le sue profonde trincee, la vigilanza delle sentinelle e i fili tesi attraverso il fiume quando è possibile comunicare all’esterno attraverso la via del cielo?”. Nella stessa opera l’autore latino sottolinea l’importanza assunta dai colombi militari romani e cita delle imponenti costruzioni a forma di torre che potevano contenere fino a 2500 coppie di piccioni. La loro cura era affidata a degli schiavi appositamente addestrati a tale compito.
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